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Il Borgo di Braccano, è diventato un luogo turistico con una propria identità ed immagine, che ha superato qualsiasi aspettativa, i Murales e l’offerta naturalistica che lo circonda rappresenta senza alcun dubbio un aspetto, rilevante per una scelta turistica di nicchia.
L’ informazione di Braccano, è divenuta fondamentale ed ha funzionato per un piccolo borgo con poco più di 110 residenti, la strategia di “conoscenza” dell’identità legata al web e ai social network è stata uno strumento indispensabile per il territorio. Identità, che è fortemente sostenuta dalla cultura e, quindi, dalle persone che vivono all’interno della comunità dove il turista interagisce.
Oggi giorno, la promozione del territorio (marketing territoriale) ha assunto un ruolo fondamentale all’interno delle strategie di comunicazione turistica di qualsiasi luogo. L’obiettivo della promozione turistica del Borgo di Braccano, è stato quello di aumentare il valore del territorio al fine di renderlo anche competitivo con altri territori, ma nello stesso tempo più attrattivo possibile, grazie alla realizzazione, da parte di alcuni residenti, di un sito web https://braccano.jimdofree.com, che oggi ha superato le 21.000 visite, disponibile anche la versione mobile, collegandolo successivamente con le piattaforme dei social network come: Facebook Borgo di Braccano, Twitter, @MuralesBraccano, Instagram @borgoNaturainarte e #braccano con 1878 post fotografici pubblicati, offrendo la possibilità di “apparire su internet”, considerando che in Italia il numero di persone che lo utilizzano abitualmente, nella fascia di età compresa fra i 16-74 anni, si aggira intorno al 56%, destinati ad aumentare.
Sicuramente l’arte dei Murales, ha giocato un ruolo fondamentale come espressione artistica/ visiva di un territorio legato alle tradizioni locali, il viaggiatore contemporaneo, vuole scoprire i luoghi da visitare attraverso emozioni e sensazioni sentendosi parte di esso, Instagram è il social ideale che svolge questo compito in modo impeccabile, grazie al coinvolgimento visivo. Il Borgo di Braccano ha avuto e sta avendo la sua notorietà, anche, grazie a questo social che racconta il luogo attraverso le immagini e le community presenti, offrendo così un’esperienza stimolante e ancor più accattivante per i viaggiatori che cercano una meta diversa che può scaturire emozioni. La strada è ancora lunga, ma i Social Network sono strumenti straordinari in grado di accelerare il processo di sviluppo del turismo locale.
A volte non è facile saper raccontare un territorio per la sua vastità ed eterogeneità, ma un uso consapevole ed intelligente dei social media ha rappresentato una risposta positiva alla promozione dei luoghi caratteristici e artistici come il Borgo di Braccano.
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Gli animali selvatici hanno paura dell’uomo così come dei cani e la nostra presenza potrebbero terrorizzarli. Quindi non tentare di avvicinarti troppo, se avvisti un animale osservalo da lontano rimanendo sulla strada o sul sentiero che stai percorrendo. Evita rumori molesti, schiamazzi e musica ad alto volume, apprezza la tranquillità dei suoi abitanti.
E’ assolutamente vietato dare da mangiare agli animali, sanno trovarlo autonomamente e, il nostro comportamento, anche se in buona fede, potrebbe risultare loro dannoso o addirittura fatale. E’ assolutamente vietato il foraggiamento a fini fotografici, purtroppo alcuni fotografi naturalisti, utilizzano questo metodo per poter catturare nel loro obiettivo l’animale, non rendendosi conto del grave danno che può arrecare allo stesso.
A breve sarà primavera può capitare di vedere nell’erba, nel sottobosco o nei pressi del sentiero, dei piccoli di capriolo raggomitolati e immobili. Anche avvicinandoci, questi cuccioli restano fermi e non fuggono, ma attenzione, ciò non significa che siano feriti! Spontaneamente non si muovono per evitare di essere individuati da eventuali predatori, aiutati dal loro mimetismo, (colore del pelo, bruno chiaro e con le caratteristiche macchie bianche) e dall’assenza di odore. I PICCOLI NON VANNO TOCCATI! Se noi tocchiamo i cuccioli di questi, come di altri animali, essi rischiano di venire abbandonati dalla madre, che avverte il nostro odore e non riconosce il piccolo. Se individuate un piccolo capriolo vicino al sentiero o un centro abitato, segnalatelo ai Carabinieri Forestali e mantenetevi a distanza: la madre è sicuramente nelle vicinanze e, di tanto in tanto, torna dal cucciolo per l’allattamento e le cure.
In caso di ritrovamento di animali feriti non toccarli, ma contattate i Carabinieri Forestali. Infatti in caso di ferimento gli animali possono diventare aggressivi, non è mai prudente avvicinarsi, nemmeno agli erbivori.
Può anche capitare di trovare animali in difficoltà, feriti o morti. Ciò che succede alla fauna selvatica nel bosco fa parte del naturale ciclo della vita e non richiede l’intervento dell’uomo. In ogni caso, è importante evitare di toccarli, non solo perché potrebbero trasferire malattie e parassiti, ma anche perché avvicinandoci potremmo spaventarli, peggiorare la loro situazione o addirittura venire attaccati. Segnate la posizione dove è stato avvistato l’esemplare e, avvisare i Carabinieri Forestali al numero 1515.
A cura di Maria Cristina Mosciatti – Guida Naturalistica



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Commendatario dell’Abbazia di Santa Maria de Rotis, Copista e Tipografo

Abbazia di Santa Maria de Rotis Il nome completo del Columnis era Nicola Bartolomeo, ma preferì firmare quasi sempre con il secondo nome. La sua famiglia, molto probabilmente, era originaria di Genova: sono ricordati nel Quattrocento vari genovesi con lo stesso cognome che ebbero rapporti con l’Oriente.
Bartolomeo Colonna, svolse, almeno in gioventù a Chio, l’attività di copista, come ci testimonia la sottoscrizione del codice Rossiano 703 della Biblioteca Apostolica Vaticana. Le notizie riguardanti il Colonna, per questo primo periodo della sua vita, sono poche; si ampliano a partire dal 1454, anno nel quale, secondo una nota autografa contenuta in uno dei codici da lui posseduti, il 7 agosto si imbarcò su una nave per approdare il 12 agosto a Creta. Non sappiamo se con questo viaggio egli abbia lasciato definitivamente la sua isola, in quell’anno comunque, o negli anni immediatamente seguenti, si andò in Italia dove stabilì definitivamente; sbarcò probabilmente ad Ancona, città che intratteneva i rapporti con l’Oriente.

Stabilitosi nelle Marche, Bartolomeo Colonna allacciò relazioni personali che gli valsero in seguito l’investitura da parte di Pio II di una conveniente dignità ecclesiastica, quella di commendatario del monastero di S. Maria de Rotis, situato vicino Matelica (Marche). Lo avevano raccomandato i signori di Matelica, Antonio e Alessandro Ottoni, patroni del monastero, che lo presentarono come studioso di lettere greche e latine; egli prese immediatamente possesso della commenda che dovette risolvere i suoi problemi materiali e permettergli una vita abbastanza tranquilla da dedicare agli studi.
Lui, ebbe anche un’altra attività, non troppo lontana dalla sua originaria professione di copista: fu, infatti, il primo tipografo di Matelica dove, nel 1471, stampò e sottoscrisse una edizione della Vita della Madonna di Antonio Cornazzano che è conservata in un unico esemplare posseduto dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Si tratta di un libretto di 34 carte, in 40 senza segnature, stampato con un carattere romano piuttosto originale che non risulta usato in nessun’altra edizione nota, e impiegando una carta che, per quanto è deducibile dalla filigrana, doveva provenire dalle cartiere di Fabriano.

Volle, probabilmente, sperimentare, lui copista, questa nuova arte “meccanica” che stava rinnovando la forma del libro e della quale già circolavano parecchi esempi. Non sappiamo se avesse dei collaboratori in questa attività né se fondesse egli stesso i caratteri, ma è molto probabile che fosse lui l’autore del loro disegno; sono ignoti altri prodotti dell’officina tipografica di Matelica.

Nel 1475, quale commendatario del monastero di Roti, fece costruire il campanile, ancora esistente, della chiesa di S. Maria in Piazza, ora cattedrale di Matelica, che apparteneva al suo monastero. L’ultima notizia che possediamo riguardante il Colonna è del 5 ott. 1487, quando redigeva l’inventario dei beni di Alessandro Ottoni, morto in quell’anno; nel modesto elenco di libri che vi è contenuto sono ricordati un offiziolo (piccolo libro miniato che conteneva le preghiere in onore della Vergine) scritto dallo stesso Bartolomeo Colonna. e “più quinterni della vita di nostra donna” che potrebbe pure identificarsi con l’edizione della Vita della Vergine Maria stampata nel 1473.
Il Colonna di fatto arricchì, diremmo oggi, la possibilità formativa di Matelica, portando lo studio delle lettere classiche greche e permettendo, inoltre, parlando e scrivendo fluentemente usando frasi composte di termini greci, latini ed italiani, il Colonna ha lasciato tracce dei progetti fatti in quest’epoca, in cui la comunità matelicese si arricchì di elementi greci o grecizzanti.
Del Bartolomeo Colonna possediamo un’ultima notizia, raccolta dallo studioso Giuseppe Antonio Vogel, che segnala come nel 1512 sia datato l’ultimo documento in cui appare il nome del vivente abate Bartolomeo da Chio.
La morte deve essere avvenuta qualche anno dopo, nel 1515, quando a succedergli fu il nipote anconetano Urbano, figlio di quel Silvestro che aveva sposato sua nipote Battistina.
Maria Cristina Mosciatti
Bibliografia:
Bartolomeo da Chio – Il greco genovese che portò la stampa nelle Marche di Matteo Parrini
Dizionario Biografico degli italiani, Vol. 27 – Treccani: Columnis Batolomeo di Paolo Veneziani

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L’associazione “Organizzazione di Volontariato Roti” continua ad essere attiva coinvolgendo nel proprio progetto professionisti, che apprezzano l’area naturalistica della valle di Roti. Il prof. Natele Reda, agronomo e collaboratore della Politecnica delle Marche ha realizzato, uno studio molto interessante del territorio sia da un punto di vista storico che agronomico.
Il prof. Reda si riferisce definendo “Le attività umane intorno a Rotis ebbero certamente un impulso caratterizzante da parte dei monaci (Benedettini) che intorno al IX e X secolo si installarono nel sito e incisero sul paesaggio forestale e rurale provocando radicali trasformazioni della economia degli indigeni.
Non sappiamo come fosse l’ambiente in epoca romana antecedente alla realizzazione del manufatto di Rotis tuttavia facendo fede a quanto già noto grazie alla disponibilità di manoscritti dedicati agli eventi e alle opere in siti similari delle alte colline marchigiane possiamo immaginare che a Rotis (così come a Camaldoli o a Fonte Avellana) si eseguirono disboscamenti, dissodamenti e bonifiche per mettere in coltivazione terreni di superfici adeguate a fornire nutrimento sufficiente per la comunità ivi vivente. Sappiamo per certo che vennero applicate tecniche innovative di gestione delle attività agro-silvo-pastorali e che anche i rapporti sociali vennero poco a poco adeguati al fine di dare nuova dignità a uomini e donne che fino ad allora erano statii considerati homines de terra o ancor peggio mancipia .
I monaci di Rotis così come quelli dei vari monastirium che sorsero lungo la dorsale dell’Appennino tosco-umbro marchigiano riuscirono a gestire le risorse energetiche, alimentari e culturali disponibili organizzando comunità di agricoltori- allevatori-artigiani in equilibrio dinamico e resiliente senza acquisire input energetici esterni. Scoprirono ed integrarono le risorse del sito senza sminuire le possibilità di uso nelle epoche successive. Equilibrio e resilienza consentirono una discreto tenore di vita e soddisfacenti attività produttive anche negli anni successivi all’abbandono del sito da parte della famiglia monastica e cioè almeno fino al XVI secolo. La famiglia di religiosi che si installò a Rotis come altrove utilizzò coscienziosamente la foresta tanto che non solo non ne esaurirono le risorse a favore della generazione vivente ma incrementarono la fecondità dei vegetali che la costituivano e degli animali che naturalmente la popolavano . Si può, dunque, affermare che, mostrarono di saper gestire con accortezza tutte le ricchezze che le foresta accumula sfruttando l’energia solare e i nutrienti disponibili nell’ambiente edafico .Le coltivazioni di vegetali per uso nutrizionale e gli sfruttamenti delle selve a fini connessi con la vita dell’uomo ( legname da ardere e da opera, erbe per allevamenti animali ) vennero attuate secondo ritmi naturali senza creare nella comunità indigena gravi carenze o ingestibili surplus. Lasciarono l’ambiente non degradato, lo rispettarono e lo amarono intuendo che avrebbe dovuto ospitare e saziare molte generazioni che sarebbero seguite. Quando la comunità monastica abbandonò Rotis la spiritualità che animava i religiosi ed non poté più orientare le attività produttive che non essendo più inquadrate in un contesto di rispetto del Creato procedettero senza razionalità. Infine la discreta asprezza dell’ambiente, la lontananza da grandi vie di comunicazione e la ristretta disponibilità di risorse facilmente sfruttabili convinse agricoltori e allevatori a trasferirsi in ambienti in cui il lavoro della terra venisse meglio ripagato. L’insieme di questi fattori ha favorito la conservazione della associazione di erbe e piante spontanee. La minore pressione delle attività umane ha consentito di mantenere elevati livelli di naturalità dell’ area ,di purezza delle acque sorgive e della terra” – continua il Prof. Reda riferendosi ad un attuale progetto di fattibilità – “Il sistema produttivo agro-silvo- pastorale istituito e gestito per secoli dai benedettini è esempio di gestione multifunzionale flessibile e durevole .oggi lo definiremmo sostenibile, poiché la mia disciplina NON deve prendere in esame in via principale le strutture architettoniche e le strutture abitative suggerisco in forma sintetica passaggi importanti e , ineludibili per supportare le attività umane che coinvolgono gli attuali residenti e attrarre interesse di persone che hanno abbandonato il mondo rurale ma vorrebbero e saprebbero reinserirsi attivamente in esso:
1. Studio delle testimonianze scritte disponibili sull’ambiente e sulle attività svoltevi nel passato .Integrazione dei parametri mancanti con una lettura sinottica di testi disponibili sulla vita di comunità simili e coeve. Fondamentale sarà il riferimento al Codice Forestale Camaldolese .
2. Inventario delle attività svolte attualmente dai componenti delle comunità interessate.
3. Inventario delle potenzialità umane e tecniche disponibili nel comprensorio e nelle zone limitrofe.
4. Inventario dei fabbricati ad uso abitativo e/o artigianali già in uso o disponibili per attività lavorative.
5 .Inventario dei “Giacimenti energetici” del sito: Ampiezza e tipologia dei boschi, Ampiezza e tipologia dei pascoli ricognizione delle superfici destinabili a coltivazioni, ricognizione sulle sorgenti idriche, ricognizione sulle eventuali disponibilità di sottoprodotti da gestire per assicurare una autosufficienza energetica delle comunità. Valutazione della opportunità di introdurre metodi moderni di intercettazione e condivisione delle energie solari ed eoliche. L’utilizzo di fonti di energia rinnovabili dovrebbe consentire di puntare ad una mobilità elettrica all’interno dell’area e soprattutto la acquisizione di macchine operatrici agricole da utilizzare nei lavori agricoli, Vedi trattrici agricole elettriche e/o a guida autonoma ( da poco disponibili sul mercato) .
6. Approfondite valutazioni del microclima e scelte condivise di specie vegetali ed animali armoniosamente inseribili per aumentare la sostenibilità delle attività produttive nel sito (Ad esempio coltivazione di varietà di cereali adattate o adattabili al clima oppure di piante officinali o aromatiche. Pascolamenti con ruminanti e avicunicoli al fine di rendere autosufficiente e fortemente caratterizzato il sito secondo modalità che consentano una crescita regimata deli turismo anche a scopi curativi
7. Informatizzazione dei dati per consentire valutazioni, deduzioni e successive proposte alle Amministrazioni coinvolgibili.
8. Realizzare Filiere produttive che consentano l’instaurazione di forme di economie circolari in cui non si generino scarti che diventano rifiuti da nascondere o propinare a terzi ne eccedenze che a sua volta diventino rifiuti. Propongo sin da subito alcune filiere di rapida costituzione perché forse già disponibili in loco persone con abilità comprovate e perché potrebbero intercettare più facilmente finanziamenti pubblici: La filiera del Pane ( dai cereali adatti al luogo alla conservazione e alla trasformazione in farina e pane in qualità e forma tipica e riconoscibile).
La Filiera delle Leguminose “antiche” del tipo Roveja, Cicerchia,
La filiera delle Erbe officinali che in questi ambienti potrebbero essere prodotte con certificazione da agricoltura bio. Essa dovrebbe comprendere anche le fasi di essiccazione, tranciatura e confezionamento e perché no l’estrazione per distillazione di oli essenziali.
La filiera zootecnica fortemente caratterizzata da animali ruminanti in grado di utilizzare alimenti fibrosi e fortemente cellulosici anche sottoprodotti non altrimenti utilizzabili per alimentazione umana.
Premessa a qualsivoglia filiera dovrebbe essere un Accordo di area tra produttori agricoli e allevatori per vincolare a forme di Coltivazione e Allevamenti solo secondo i dettami del biologico o della Agricoltura conservativa. Infine ultima ma assolutamente prima inter pares la filiera della informatizzazione premessa sia della commercializzazione al di fuori dell’area interessata e della comunità in essa insediata sia della realizzazione di attività ricreative, culturali e turistiche secondo programmazioni che impediscano il depauperamento ambientale. Si sottende che l’informatizzazione va rinforzata con un cablaggio in rete dell’intera area che attragga a vivere sul posto anche chi amando l’ambiente naturale voglia sviluppare attività informatiche”.
Un progetto molto interessante e ben strutturato, non lasciando nulla al caso, il prof. Reda con la sua competenza ha creduto ad un grande opportunità per il nostro territorio montano.
Maria Cristina Mosciatti

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Murales di Zefiro e Aura Il Borgo dei Murales, conosciuto come la galleria d’arte a cielo aperto, si è arricchito di una nuova opera artistica terminata in questi giorni. Gli artisti sono due ragazzi che vivono a Castelraimondo e nella loro vita quotidiana svolgono attività completamente diverse, hanno la passione non solo di dipingere, ma anche di comporre versi poetici che descrivono il dipinto da loro realizzato.
Giovanni Perno, di origine Campane di Avellino ci illustra la sua opera: “la tecnica che ho utilizzato è principalmente bombolette a spray di acrilico, alternando la tecnica libera con l’utilizzo degli stencil” – invece Valeria di Martino la parte poetica, ci spiega la scelta di realizzare un Murales dedicato ai due venti primaverili “ci siamo ispirati alla Venere del Botticelli, dove sono raffigurati in un abbraccio i due venti. Li abbiamo raffigurati nell’angolo Zefiro, vento che preannuncia l’arrivo della bella stagione, accompagnato da Aura, che significa “brezza”– continua di Martino – l’idea di sospiro è dal respiro nasce la bellezza che è la Venere intesa in senso universale come splendore della vita, è nata pensando ad un soffio di bellezza verso l’uomo, verso la persona”. Gli artisti oltre a lasciare la loro firma, hanno composto una frase: “Intrecci di vita, speranza fecondo di pace, soffio di bellezza su tutto ciò che è vivo. Vivi perché sei bella, sei bella perché vivi”
Un Murales poetico, raffigurato con colori vivi intensi, primaverili, Zefiro dipinto sembra quasi vero il suo soffio con le “guance” gonfie danno l’idea di una reale folata di vento, dove, grazie ai particolari, aiutano a comprendere il legame e la complicità presente tra i due venti.
Un Murales figurativo dove l’interpretazione sarà soggettiva da parte di chi lo osserverà dando spazio alla fantasia di messaggi che potrebbe trasmette, al turista.
Maria Cristina Mosciatti
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La valle di Roti, (Marche, comune di Matelica) prende il nome dall’omonima Abbazia di Santa Maria de Rotis, secolo XII, dove dimorarono per secoli i monaci che dedicavano la loro giornata seguendo la regola benedettina di “ora et labora”. Un luogo che è rimasto incontaminato e continua a regalare in tutte le stagione la propria bellezza. Nel periodo tardo primaverile si può ammirare la straordinaria fioritura con diverse specie floristiche, anche di pregio come l’orchidea maculata. Rigorosamente non si possono raccogliere, in quanto la valle di Roti si trova all’interno della Riserva Naturale Regionale del Monte San Vicino e del Canfaito, ma solo fotografare. (Maria Cristina Mosciatti)

Valle di Roti 
Caprifoglio Etrusco 
Campanula 
Cicerchia 
Centaurea Montana 
Erba limone 
Polygala 
Eliantemo 
Erba viperina 
Orchidea Maculata 
Digitalis -

Con il bel tempo, le giornate allungate, la temperatura mite, le passeggiate in montagna sono, per gli appassionati e non solo, un rito. Non è escluso che si possa intravedere tra i cespugli, nascosto un piccolo capriolo, in quanto fra aprile e luglio le femmine partoriscono uno o due cuccioli, dove il mantello maculato li mimetizza perfettamente con l’ambiente. Durante le prime settimane di vita, rimangono immobili, alzandosi solo per succhiare il latte materno, sono completamente inodori per non essere percepiti dai predatori. La madre, infatti, non abbandona i suoi figli ma li nasconde nell’erba mentre si alimenta per poi tornare ad allattarli, non avvicinatevi evitate di toccarli in quanto lasciando l’odore umano sul capriolo, la mamma potrebbe decidere di abbandonarlo per sempre. Se, invece accade di trovare un capriolo ferito perché investito, lui rimane immobile, evitiamo, anche in questo caso di accarezzarlo e di non parlare a voce alta, perché trovandosi in uno stato di stress, ha molta paura. Si consiglia di chiamare il 1515 che provvederà al recupero e portarlo nel più vicino CRAS, Centro di recupero per la fauna selvatica che ha l’obiettivo primario di curare e recuperare gli animali trovati feriti o in difficoltà, per un primo soccorso e successivamente trasferirlo in un centro faunistico per la ripresa totale. Una volta guarito, verrà imbrattato di terra, foglie, perché perda l’odore del contatto umano e sarà rilasciato nello stesso punto dove è stato recuperato affinché possa reintegrarsi in natura, sarà monitorato per un periodo di tempo dagli operatori, affinché si accertino della sua integrazione.
Il cambiamento climatico e le alte temperature, non aiutano gli animali anzi li disorientano, non esistono più le stagioni, spesso succede che nei periodi invernali le temperature sono ancora miti e alcuni animali non vanno in letargo oppure si svegliano presto per andare alla ricerca di cibo, per accoppiarsi, oltre ai caprioli stiamo molto attenti, in particolare sulla strada, all’attraversamento dei ricci. Questi mammiferi che sono insettivori, sono, anche, golosi di frutta e verdura, cosa possiamo fare se troviamo un riccio ferito? Un primo soccorso, bisogna prenderlo delicatamente con dei guanti, riporlo in una scatola con accanto una borsa dell’acqua calda o una coperta per ristabilire la sua temperatura corporea, lasciarlo al buio senza somministrare cibo o farmaci, chiamando in un primo momento il veterinario; in caso di volpe ferita, non toccarla e stare distanti il più possibile per evitare il forte stress. Purtroppo, in questi ultimi anni abbiamo assistito ad un‘antropizzazione di questo mammifero, si avvicina sempre più ai centri abitati e spesso come si leggono anche nei quotidiani, interi quartieri le adottano, questo non dovrebbe accadere perché spesso poi vengono trovate uccise per la cattiveria umana, sia nella situazione del riccio che della volpe ferita chiamare il 1515 che provvederà al recupero, ricordiamo sempre di riferire la posizione geografica del ritrovamento.
In questi ultimi anni, la protezione della biodiversità è diventata una priorità in quanto deve essere vista come una responsabilità sociale fondamentale, stiamo assistendo ad “cambiamento” radicale dove l’equilibrio tra uomo e natura non è mai stato così fragile.
Maria Cristina Mosciatti
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RISERVA NATURALE REGIONALE DEL MONTE SAN VICINO E DEL MONTE CANFAITO




Quante volte sentiamo parlare o vediamo scritto area protetta, area naturalistica, riserva naturale, ma ci siamo mai chiesti del perché sono istituite e che funzioni hanno?
La funzione principale, è quella di mantenere l’equilibrio ambientale in un determinato luogo, aumentandone o mantenendone la biodiversità delle specie animali e vegetali, conservando il proprio ambiente naturalistico e tutelandolo con regolamenti specifici sulla protezione, anche, del patrimonio storico culturale presente nell’area naturalistica. Secondo alcuni studiosi, l’idea di conservazione di un luogo può risalire a 40.000 anni fa, in Italia, a differenza degli altri paesi europei, il rapporto uomo ambiente è sempre stato legato ad un’economia della montagna e al rispetto, perché fonte di sostentamento. Già nei primi anni del 1900 ci fu una prima attenzione all’ambiente inteso come sistema naturale, da citare in primo luogo, la storica Legge 364/1909 per la tutela “delle antichità e delle belle arti”, che finiranno nella estensione della Legge 778/1922 “per la tutela delle bellezze naturali e degli immobili di particolare interesse storico”, basata sul disegno di legge Benedetto Croce del 1920 e chiamata Legge Croce. Successivamente, l’istituzione dei primi parchi nazionali, con il Regio Decreto 1584 del 3 dicembre 1922 veniva istituito il Parco Nazionale del Gran Paradiso; pochi giorni dopo, l’11 gennaio 1923, venne legalizzato anche il Parco Nazionale d’Abruzzo; nel 1934, fu istituito il Parco Nazionale del Circeo e, l’anno successivo, il Parco Nazionale dello Stelvio. Solo nel 1991 avverrà, un’altra storica svolta, il 6 dicembre venne definita la classificazione delle aree naturali protette con la Legge quadro 394/91, costituita da 38 articoli. La conservazione, protezione e tutela non è un fattore solo di pochi decenni, ma ha radici storiche, in quanto l’uomo ha sempre capito l’importanza di poter proteggere il proprio ambiente. La Riserva Naturale Regionale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito, è stata istituita nel dicembre del 2009, grazie alla legge quadro del 1992, il suo nome è legato al monte San Vicino che dai suoi 1479 metri risulta essere la punta più visibile della catena Appenninica Marchigiana e comprende i Comuni di Matelica e San Severino, che hanno la parte più estesa, poi Gagliole ed Apiro. . L’area del San Vicino e del Canfaito è straordinaria e solo percorrendola per i vari sentieri presenti si può comprendere la bellezza e l’unicità di ciò che si osserva o si ascolta. Perché camminando in silenzio, non è escluso, si può vedere un capriolo, una lepre, uno scoiattolo oppure ascoltare il picchiettio di un picchio rosso o verde, oppure sentire il richiamo di una poiana che vola nel cielo. E’ un’area dove ancora, in parte l’aspetto antropologico non ha preso il sopravvento e anche se purtroppo non tutti hanno senso civico, non tutti comprendono che per avere il diritto di godere di panorami e una natura preziosa bisogna rispettare le regole: tutela, conservazione, valorizzazione e promozione del patrimonio naturalistico e geologico che sono i principi fondanti del Piano Territoriale delle aree protette. È nostra la responsabilità rispettare e quando possibile migliorare le condizioni di questi territori, equilibri ecologici che rappresentano l’unica eredità insostituibile che possiamo lasciare ai nostri figli.
Maria Cristina Mosciatti
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Quasi quarant’anni dopo l’Olanda (1983) e trenta dopo la Germania (1994), anche l’Italia fa un passo in avanti sulla tutela dell’ambiente, l’8 febbraio 2022 la Camera dei Deputati ha votato una modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione, l’Italia, così, è il 22esimo Stato membro dell’Ue ad aver inserito uno o più riferimenti all’ambiente nella propria Carta costituzionale.
L’iter parlamentare del disegno di Legge è terminato e il testo, dopo la promulgazione del Presidente della Repubblica, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, gli articoli che sono stati modificati:
L’art. 9 che rientra tra i principi fondamentali e, attualmente, è composto da due commi, la riforma introduce un ulteriore comma:
1. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica;
2. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione;
3. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali
L’art. 41 si trova nella parte dedicata ai “diritti e doveri dei cittadini” è riportato:
1. L’iniziativa economica privata è libera.
2. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
3. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.
Una bella vittoria in materia di biodiversità, tutela dell’ambiente e degli animali, ma quanti anni ha impiegato l’Italia per arrivare questo obiettivo? Quanto, le associazioni ambientaliste attive a livello nazionale (Legambiente, WWF, Lipu, Greenpeace), hanno dovuto lottare e mediare, per arrivare a questo risultato, facciamo un breve un accenno storico di come sia stata valorizzata, nel tempo la parola “Ambiente” nell’Unione Europea.
La politica dell’Unione in materia di ambiente risale al Consiglio europeo tenutosi a Parigi nel 1972, in occasione del quale i capi di Stato hanno dichiarato la necessità di una politica comunitaria in materia di ambiente. L’Atto unico europeo del 1987 ha introdotto un nuovo titolo «Ambiente», che ha costituito la prima base giuridica per una politica ambientale finalizzata a salvaguardare l’ambiente, proteggere la salute umana e garantire un uso razionale delle risorse naturali. Il trattato di Maastricht (1993) ha fatto dell’ambiente un settore ufficiale della politica dell’Unione Europea. Il trattato di Amsterdam (1999) ha stabilito l’obbligo di integrare la tutela ambientale in tutte le politiche settoriali dell’Unione al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile. Quello di «combattere i cambiamenti climatici» è divenuto un obiettivo specifico con il trattato di Lisbona (2009), l’UE si è impegnata in un percorso lungo e condiviso che in Italia è stato sofferto e tormentato ma, non direi concluso con il DDL dell’ 8 febbraio 2022, anzi è iniziato un percorso in salita per far comprendere alle politica nazionale, regionale e locale, l’ importanza di questa “rivoluzione” Costituzionale.
Ora, in Italia, i diritti dell’ambiente, entreranno nelle aule giudiziarie e, lo stesso succederà per la tutela degli animali e della biodiversità. Per chi pensa che siano solo belle parole, basta immaginare le conseguenze concrete dei nuovi articoli della Costituzione sulla gestione passata, presente e futura dell’Ilva di Taranto, le ricadute sulla normativa sulla caccia, considerate che l’Italia detiene il record di procedure d’infrazione e di violazione di direttive europee in materia ambientale e di leggi sul clima (Dossier reati di Ecomafia di Legambiente), direi che è stata, più che necessaria tale modifica costituzionale.
Ora, ci auguriamo che le future leggi, possano avere una nuova visione socio-culturale per ciò che riguarda le nozioni ecologiche legate alla biodiversità, agli ecosistemi e animali, anche se il ministro Cingolani, con le nuove disposizioni recenti non sembra andare verso una direzione ecologista, anzi non ha accordato nessun stop per le concessioni petrolifere, ha approvato il decreto sul Pitesai, ( Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee) che definisce le nuove aree in cui sarà permesso di proseguire le attività estrattive degli idrocarburi: mezza Italia si può trivellare. Una riflessione dovuta proprio pochi giorni dopo l’approvazione di una “Costituzione verde”
Maria Cristina Mosciatti

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Il mare d’inverno è meraviglioso, ha un odore che in estate non senti. In inverno può ascoltare il richiamo dei gabbiani e ascoltare il battito delle loro ali, non hanno paura di avvicinarsi e puoi leggere nelle pupille le loro emozioni. Il bello di lasciare le proprie impronte nella sabbia e nessuno se non il mare le cancellerà. Veramente il mare d’inverno è meraviglioso con il suo colore azzurro intenso dove l’infinito è una storia che puoi raccontare osservando la linea perfetta dell’orizzonte…emozioni, parole, pensieri, odori, silenzi e sguardi…questo è il mio mare .




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Per chi ama i gatti oggi è una giornata importante, perché è la loro festa. Sono esseri meravigliosi che donano amore incondizionato senza chiedere mai nulla in cambio. Se hanno voglia di carezze o coccole sono loro a chiederle. Vogliono essere rispettati, non invadere i loro spazi, perché sanno essere anche molto dispettosi. Chi possiede un gatto non può rimanere indifferente avanti a tanta eleganza e autonomia, sono essere speciali…e quindi TANTI AUGURI AMICI 🐈




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Fare la professione di guida è una cosa molto seria, si portano persone in montagna e richiede una grande conoscenza ambientale, naturalistica, faunistica, storica del territorio che si va a percorrere con il gruppo. La vera guida racconta quel territorio comprese le tradizioni e il rapporto della popolazione che lo ha reso unico. Perché la nostra missione è anche quella di far innamorare le persone alla montagna ed educarle al rispetto. Vi garantisco che non è facile perché oggi c’è poca attenzione verso l’ambiente. Sono guida abilitata dalla Regione Marche dal 2013 con tanto di concorso, ho impegnato due anni per prepararmi visitando ogni fine settimana tutte le aree protette, parchi, riserve e oasi faunistiche della Regione per conoscere sentieri, fauna, flora e le loro tradizioni.andando anche stagioni diverse. Ma questa conoscenza la guida la deve continuare sempre perché, purtroppo, i territori cambiano o per causa dell’uomo oppure del clima. Tanto sarebbe da scrivere, la responsabilità e competenza sono le basi fondamentali per iniziare ad essere una buona guida naturalistica ambientale





