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Commendatario dell’Abbazia di Santa Maria de Rotis, Copista e Tipografo

Abbazia di Santa Maria de Rotis Il nome completo del Columnis era Nicola Bartolomeo, ma preferì firmare quasi sempre con il secondo nome. La sua famiglia, molto probabilmente, era originaria di Genova: sono ricordati nel Quattrocento vari genovesi con lo stesso cognome che ebbero rapporti con l’Oriente.
Bartolomeo Colonna, svolse, almeno in gioventù a Chio, l’attività di copista, come ci testimonia la sottoscrizione del codice Rossiano 703 della Biblioteca Apostolica Vaticana. Le notizie riguardanti il Colonna, per questo primo periodo della sua vita, sono poche; si ampliano a partire dal 1454, anno nel quale, secondo una nota autografa contenuta in uno dei codici da lui posseduti, il 7 agosto si imbarcò su una nave per approdare il 12 agosto a Creta. Non sappiamo se con questo viaggio egli abbia lasciato definitivamente la sua isola, in quell’anno comunque, o negli anni immediatamente seguenti, si andò in Italia dove stabilì definitivamente; sbarcò probabilmente ad Ancona, città che intratteneva i rapporti con l’Oriente.

Stabilitosi nelle Marche, Bartolomeo Colonna allacciò relazioni personali che gli valsero in seguito l’investitura da parte di Pio II di una conveniente dignità ecclesiastica, quella di commendatario del monastero di S. Maria de Rotis, situato vicino Matelica (Marche). Lo avevano raccomandato i signori di Matelica, Antonio e Alessandro Ottoni, patroni del monastero, che lo presentarono come studioso di lettere greche e latine; egli prese immediatamente possesso della commenda che dovette risolvere i suoi problemi materiali e permettergli una vita abbastanza tranquilla da dedicare agli studi.
Lui, ebbe anche un’altra attività, non troppo lontana dalla sua originaria professione di copista: fu, infatti, il primo tipografo di Matelica dove, nel 1471, stampò e sottoscrisse una edizione della Vita della Madonna di Antonio Cornazzano che è conservata in un unico esemplare posseduto dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Si tratta di un libretto di 34 carte, in 40 senza segnature, stampato con un carattere romano piuttosto originale che non risulta usato in nessun’altra edizione nota, e impiegando una carta che, per quanto è deducibile dalla filigrana, doveva provenire dalle cartiere di Fabriano.

Volle, probabilmente, sperimentare, lui copista, questa nuova arte “meccanica” che stava rinnovando la forma del libro e della quale già circolavano parecchi esempi. Non sappiamo se avesse dei collaboratori in questa attività né se fondesse egli stesso i caratteri, ma è molto probabile che fosse lui l’autore del loro disegno; sono ignoti altri prodotti dell’officina tipografica di Matelica.

Nel 1475, quale commendatario del monastero di Roti, fece costruire il campanile, ancora esistente, della chiesa di S. Maria in Piazza, ora cattedrale di Matelica, che apparteneva al suo monastero. L’ultima notizia che possediamo riguardante il Colonna è del 5 ott. 1487, quando redigeva l’inventario dei beni di Alessandro Ottoni, morto in quell’anno; nel modesto elenco di libri che vi è contenuto sono ricordati un offiziolo (piccolo libro miniato che conteneva le preghiere in onore della Vergine) scritto dallo stesso Bartolomeo Colonna. e “più quinterni della vita di nostra donna” che potrebbe pure identificarsi con l’edizione della Vita della Vergine Maria stampata nel 1473.
Il Colonna di fatto arricchì, diremmo oggi, la possibilità formativa di Matelica, portando lo studio delle lettere classiche greche e permettendo, inoltre, parlando e scrivendo fluentemente usando frasi composte di termini greci, latini ed italiani, il Colonna ha lasciato tracce dei progetti fatti in quest’epoca, in cui la comunità matelicese si arricchì di elementi greci o grecizzanti.
Del Bartolomeo Colonna possediamo un’ultima notizia, raccolta dallo studioso Giuseppe Antonio Vogel, che segnala come nel 1512 sia datato l’ultimo documento in cui appare il nome del vivente abate Bartolomeo da Chio.
La morte deve essere avvenuta qualche anno dopo, nel 1515, quando a succedergli fu il nipote anconetano Urbano, figlio di quel Silvestro che aveva sposato sua nipote Battistina.
Maria Cristina Mosciatti
Bibliografia:
Bartolomeo da Chio – Il greco genovese che portò la stampa nelle Marche di Matteo Parrini
Dizionario Biografico degli italiani, Vol. 27 – Treccani: Columnis Batolomeo di Paolo Veneziani

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L’associazione “Organizzazione di Volontariato Roti” continua ad essere attiva coinvolgendo nel proprio progetto professionisti, che apprezzano l’area naturalistica della valle di Roti. Il prof. Natele Reda, agronomo e collaboratore della Politecnica delle Marche ha realizzato, uno studio molto interessante del territorio sia da un punto di vista storico che agronomico.
Il prof. Reda si riferisce definendo “Le attività umane intorno a Rotis ebbero certamente un impulso caratterizzante da parte dei monaci (Benedettini) che intorno al IX e X secolo si installarono nel sito e incisero sul paesaggio forestale e rurale provocando radicali trasformazioni della economia degli indigeni.
Non sappiamo come fosse l’ambiente in epoca romana antecedente alla realizzazione del manufatto di Rotis tuttavia facendo fede a quanto già noto grazie alla disponibilità di manoscritti dedicati agli eventi e alle opere in siti similari delle alte colline marchigiane possiamo immaginare che a Rotis (così come a Camaldoli o a Fonte Avellana) si eseguirono disboscamenti, dissodamenti e bonifiche per mettere in coltivazione terreni di superfici adeguate a fornire nutrimento sufficiente per la comunità ivi vivente. Sappiamo per certo che vennero applicate tecniche innovative di gestione delle attività agro-silvo-pastorali e che anche i rapporti sociali vennero poco a poco adeguati al fine di dare nuova dignità a uomini e donne che fino ad allora erano statii considerati homines de terra o ancor peggio mancipia .
I monaci di Rotis così come quelli dei vari monastirium che sorsero lungo la dorsale dell’Appennino tosco-umbro marchigiano riuscirono a gestire le risorse energetiche, alimentari e culturali disponibili organizzando comunità di agricoltori- allevatori-artigiani in equilibrio dinamico e resiliente senza acquisire input energetici esterni. Scoprirono ed integrarono le risorse del sito senza sminuire le possibilità di uso nelle epoche successive. Equilibrio e resilienza consentirono una discreto tenore di vita e soddisfacenti attività produttive anche negli anni successivi all’abbandono del sito da parte della famiglia monastica e cioè almeno fino al XVI secolo. La famiglia di religiosi che si installò a Rotis come altrove utilizzò coscienziosamente la foresta tanto che non solo non ne esaurirono le risorse a favore della generazione vivente ma incrementarono la fecondità dei vegetali che la costituivano e degli animali che naturalmente la popolavano . Si può, dunque, affermare che, mostrarono di saper gestire con accortezza tutte le ricchezze che le foresta accumula sfruttando l’energia solare e i nutrienti disponibili nell’ambiente edafico .Le coltivazioni di vegetali per uso nutrizionale e gli sfruttamenti delle selve a fini connessi con la vita dell’uomo ( legname da ardere e da opera, erbe per allevamenti animali ) vennero attuate secondo ritmi naturali senza creare nella comunità indigena gravi carenze o ingestibili surplus. Lasciarono l’ambiente non degradato, lo rispettarono e lo amarono intuendo che avrebbe dovuto ospitare e saziare molte generazioni che sarebbero seguite. Quando la comunità monastica abbandonò Rotis la spiritualità che animava i religiosi ed non poté più orientare le attività produttive che non essendo più inquadrate in un contesto di rispetto del Creato procedettero senza razionalità. Infine la discreta asprezza dell’ambiente, la lontananza da grandi vie di comunicazione e la ristretta disponibilità di risorse facilmente sfruttabili convinse agricoltori e allevatori a trasferirsi in ambienti in cui il lavoro della terra venisse meglio ripagato. L’insieme di questi fattori ha favorito la conservazione della associazione di erbe e piante spontanee. La minore pressione delle attività umane ha consentito di mantenere elevati livelli di naturalità dell’ area ,di purezza delle acque sorgive e della terra” – continua il Prof. Reda riferendosi ad un attuale progetto di fattibilità – “Il sistema produttivo agro-silvo- pastorale istituito e gestito per secoli dai benedettini è esempio di gestione multifunzionale flessibile e durevole .oggi lo definiremmo sostenibile, poiché la mia disciplina NON deve prendere in esame in via principale le strutture architettoniche e le strutture abitative suggerisco in forma sintetica passaggi importanti e , ineludibili per supportare le attività umane che coinvolgono gli attuali residenti e attrarre interesse di persone che hanno abbandonato il mondo rurale ma vorrebbero e saprebbero reinserirsi attivamente in esso:
1. Studio delle testimonianze scritte disponibili sull’ambiente e sulle attività svoltevi nel passato .Integrazione dei parametri mancanti con una lettura sinottica di testi disponibili sulla vita di comunità simili e coeve. Fondamentale sarà il riferimento al Codice Forestale Camaldolese .
2. Inventario delle attività svolte attualmente dai componenti delle comunità interessate.
3. Inventario delle potenzialità umane e tecniche disponibili nel comprensorio e nelle zone limitrofe.
4. Inventario dei fabbricati ad uso abitativo e/o artigianali già in uso o disponibili per attività lavorative.
5 .Inventario dei “Giacimenti energetici” del sito: Ampiezza e tipologia dei boschi, Ampiezza e tipologia dei pascoli ricognizione delle superfici destinabili a coltivazioni, ricognizione sulle sorgenti idriche, ricognizione sulle eventuali disponibilità di sottoprodotti da gestire per assicurare una autosufficienza energetica delle comunità. Valutazione della opportunità di introdurre metodi moderni di intercettazione e condivisione delle energie solari ed eoliche. L’utilizzo di fonti di energia rinnovabili dovrebbe consentire di puntare ad una mobilità elettrica all’interno dell’area e soprattutto la acquisizione di macchine operatrici agricole da utilizzare nei lavori agricoli, Vedi trattrici agricole elettriche e/o a guida autonoma ( da poco disponibili sul mercato) .
6. Approfondite valutazioni del microclima e scelte condivise di specie vegetali ed animali armoniosamente inseribili per aumentare la sostenibilità delle attività produttive nel sito (Ad esempio coltivazione di varietà di cereali adattate o adattabili al clima oppure di piante officinali o aromatiche. Pascolamenti con ruminanti e avicunicoli al fine di rendere autosufficiente e fortemente caratterizzato il sito secondo modalità che consentano una crescita regimata deli turismo anche a scopi curativi
7. Informatizzazione dei dati per consentire valutazioni, deduzioni e successive proposte alle Amministrazioni coinvolgibili.
8. Realizzare Filiere produttive che consentano l’instaurazione di forme di economie circolari in cui non si generino scarti che diventano rifiuti da nascondere o propinare a terzi ne eccedenze che a sua volta diventino rifiuti. Propongo sin da subito alcune filiere di rapida costituzione perché forse già disponibili in loco persone con abilità comprovate e perché potrebbero intercettare più facilmente finanziamenti pubblici: La filiera del Pane ( dai cereali adatti al luogo alla conservazione e alla trasformazione in farina e pane in qualità e forma tipica e riconoscibile).
La Filiera delle Leguminose “antiche” del tipo Roveja, Cicerchia,
La filiera delle Erbe officinali che in questi ambienti potrebbero essere prodotte con certificazione da agricoltura bio. Essa dovrebbe comprendere anche le fasi di essiccazione, tranciatura e confezionamento e perché no l’estrazione per distillazione di oli essenziali.
La filiera zootecnica fortemente caratterizzata da animali ruminanti in grado di utilizzare alimenti fibrosi e fortemente cellulosici anche sottoprodotti non altrimenti utilizzabili per alimentazione umana.
Premessa a qualsivoglia filiera dovrebbe essere un Accordo di area tra produttori agricoli e allevatori per vincolare a forme di Coltivazione e Allevamenti solo secondo i dettami del biologico o della Agricoltura conservativa. Infine ultima ma assolutamente prima inter pares la filiera della informatizzazione premessa sia della commercializzazione al di fuori dell’area interessata e della comunità in essa insediata sia della realizzazione di attività ricreative, culturali e turistiche secondo programmazioni che impediscano il depauperamento ambientale. Si sottende che l’informatizzazione va rinforzata con un cablaggio in rete dell’intera area che attragga a vivere sul posto anche chi amando l’ambiente naturale voglia sviluppare attività informatiche”.
Un progetto molto interessante e ben strutturato, non lasciando nulla al caso, il prof. Reda con la sua competenza ha creduto ad un grande opportunità per il nostro territorio montano.
Maria Cristina Mosciatti

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Murales di Zefiro e Aura Il Borgo dei Murales, conosciuto come la galleria d’arte a cielo aperto, si è arricchito di una nuova opera artistica terminata in questi giorni. Gli artisti sono due ragazzi che vivono a Castelraimondo e nella loro vita quotidiana svolgono attività completamente diverse, hanno la passione non solo di dipingere, ma anche di comporre versi poetici che descrivono il dipinto da loro realizzato.
Giovanni Perno, di origine Campane di Avellino ci illustra la sua opera: “la tecnica che ho utilizzato è principalmente bombolette a spray di acrilico, alternando la tecnica libera con l’utilizzo degli stencil” – invece Valeria di Martino la parte poetica, ci spiega la scelta di realizzare un Murales dedicato ai due venti primaverili “ci siamo ispirati alla Venere del Botticelli, dove sono raffigurati in un abbraccio i due venti. Li abbiamo raffigurati nell’angolo Zefiro, vento che preannuncia l’arrivo della bella stagione, accompagnato da Aura, che significa “brezza”– continua di Martino – l’idea di sospiro è dal respiro nasce la bellezza che è la Venere intesa in senso universale come splendore della vita, è nata pensando ad un soffio di bellezza verso l’uomo, verso la persona”. Gli artisti oltre a lasciare la loro firma, hanno composto una frase: “Intrecci di vita, speranza fecondo di pace, soffio di bellezza su tutto ciò che è vivo. Vivi perché sei bella, sei bella perché vivi”
Un Murales poetico, raffigurato con colori vivi intensi, primaverili, Zefiro dipinto sembra quasi vero il suo soffio con le “guance” gonfie danno l’idea di una reale folata di vento, dove, grazie ai particolari, aiutano a comprendere il legame e la complicità presente tra i due venti.
Un Murales figurativo dove l’interpretazione sarà soggettiva da parte di chi lo osserverà dando spazio alla fantasia di messaggi che potrebbe trasmette, al turista.
Maria Cristina Mosciatti
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Il Borgo di Braccano, è diventato un luogo turistico con una propria identità ed immagine, che ha superato qualsiasi aspettativa, i Murales e l’offerta naturalistica che lo circonda rappresenta senza alcun dubbio un aspetto, rilevante per una scelta turistica di nicchia.
L’ informazione di Braccano, è divenuta fondamentale ed ha funzionato per un piccolo borgo con poco più di 110 residenti, la strategia di “conoscenza” dell’identità legata al web e ai social network è stata uno strumento indispensabile per il territorio. Identità, che è fortemente sostenuta dalla cultura e, quindi, dalle persone che vivono all’interno della comunità dove il turista interagisce.
Oggi giorno, la promozione del territorio (marketing territoriale) ha assunto un ruolo fondamentale all’interno delle strategie di comunicazione turistica di qualsiasi luogo. L’obiettivo della promozione turistica del Borgo di Braccano, è stato quello di aumentare il valore del territorio al fine di renderlo anche competitivo con altri territori, ma nello stesso tempo più attrattivo possibile, grazie alla realizzazione, da parte di alcuni residenti, di un sito web https://braccano.jimdofree.com, che oggi ha superato le 21.000 visite, disponibile anche la versione mobile, collegandolo successivamente con le piattaforme dei social network come: Facebook Borgo di Braccano, Twitter, @MuralesBraccano, Instagram @borgoNaturainarte e #braccano con 1878 post fotografici pubblicati, offrendo la possibilità di “apparire su internet”, considerando che in Italia il numero di persone che lo utilizzano abitualmente, nella fascia di età compresa fra i 16-74 anni, si aggira intorno al 56%, destinati ad aumentare.
Sicuramente l’arte dei Murales, ha giocato un ruolo fondamentale come espressione artistica/ visiva di un territorio legato alle tradizioni locali, il viaggiatore contemporaneo, vuole scoprire i luoghi da visitare attraverso emozioni e sensazioni sentendosi parte di esso, Instagram è il social ideale che svolge questo compito in modo impeccabile, grazie al coinvolgimento visivo. Il Borgo di Braccano ha avuto e sta avendo la sua notorietà, anche, grazie a questo social che racconta il luogo attraverso le immagini e le community presenti, offrendo così un’esperienza stimolante e ancor più accattivante per i viaggiatori che cercano una meta diversa che può scaturire emozioni. La strada è ancora lunga, ma i Social Network sono strumenti straordinari in grado di accelerare il processo di sviluppo del turismo locale.
A volte non è facile saper raccontare un territorio per la sua vastità ed eterogeneità, ma un uso consapevole ed intelligente dei social media ha rappresentato una risposta positiva alla promozione dei luoghi caratteristici e artistici come il Borgo di Braccano.
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Gli animali selvatici hanno paura dell’uomo così come dei cani e la nostra presenza potrebbero terrorizzarli. Quindi non tentare di avvicinarti troppo, se avvisti un animale osservalo da lontano rimanendo sulla strada o sul sentiero che stai percorrendo. Evita rumori molesti, schiamazzi e musica ad alto volume, apprezza la tranquillità dei suoi abitanti.
E’ assolutamente vietato dare da mangiare agli animali, sanno trovarlo autonomamente e, il nostro comportamento, anche se in buona fede, potrebbe risultare loro dannoso o addirittura fatale. E’ assolutamente vietato il foraggiamento a fini fotografici, purtroppo alcuni fotografi naturalisti, utilizzano questo metodo per poter catturare nel loro obiettivo l’animale, non rendendosi conto del grave danno che può arrecare allo stesso.
A breve sarà primavera può capitare di vedere nell’erba, nel sottobosco o nei pressi del sentiero, dei piccoli di capriolo raggomitolati e immobili. Anche avvicinandoci, questi cuccioli restano fermi e non fuggono, ma attenzione, ciò non significa che siano feriti! Spontaneamente non si muovono per evitare di essere individuati da eventuali predatori, aiutati dal loro mimetismo, (colore del pelo, bruno chiaro e con le caratteristiche macchie bianche) e dall’assenza di odore. I PICCOLI NON VANNO TOCCATI! Se noi tocchiamo i cuccioli di questi, come di altri animali, essi rischiano di venire abbandonati dalla madre, che avverte il nostro odore e non riconosce il piccolo. Se individuate un piccolo capriolo vicino al sentiero o un centro abitato, segnalatelo ai Carabinieri Forestali e mantenetevi a distanza: la madre è sicuramente nelle vicinanze e, di tanto in tanto, torna dal cucciolo per l’allattamento e le cure.
In caso di ritrovamento di animali feriti non toccarli, ma contattate i Carabinieri Forestali. Infatti in caso di ferimento gli animali possono diventare aggressivi, non è mai prudente avvicinarsi, nemmeno agli erbivori.
Può anche capitare di trovare animali in difficoltà, feriti o morti. Ciò che succede alla fauna selvatica nel bosco fa parte del naturale ciclo della vita e non richiede l’intervento dell’uomo. In ogni caso, è importante evitare di toccarli, non solo perché potrebbero trasferire malattie e parassiti, ma anche perché avvicinandoci potremmo spaventarli, peggiorare la loro situazione o addirittura venire attaccati. Segnate la posizione dove è stato avvistato l’esemplare e, avvisare i Carabinieri Forestali al numero 1515.
A cura di Maria Cristina Mosciatti – Guida Naturalistica



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La natura ci circonda, è la nostra casa per eccellenza. Immergerci nella natura ci fa sentire meglio è sinonimo di pace. Ma, anche di forza inarrestabile. La sua forza è infatti senza limite: é capace di creare le cose più meravigliose, ma allo stesso tempo è capace di portarle via per sempre.