QUANDO LA NATURA…DIVENTA IMPERFETTA CON L’INTERVENTO DELL’UOMO

Purtroppo le emergenze alluvionali e i dissesti idrogeologici che stiamo vivendo in questi ultimi mesi, premesso che non sono né un geologo né un tecnico del settore ed alcune situazioni andrebbero analizzate nel corso dei decenni, ci fanno riflettere e pensare, perché è vero che le alluvioni sono un fenomeno naturale che coinvolge il Pianeta sin da tempi remoti, ma l’azione dell’uomo ha contribuito a rendere questi disastri non solo più frequenti, ma anche più violenti.
I fattori, più evidenti, che riguardano questi eventi sono tre:
Un primo fattore è quello dell’aumento delle temperature, se consideriamo che dalla Rivoluzione Industriale a oggi, le emissioni di anidride carbonica e altri gas serra in atmosfera sono praticamente decuplicate, aumentando la temperatura mondiale media di quasi 1.5 gradi in più rispetto al periodo pre-industriale, con piogge più frequenti. Le nuvole sono sempre più cariche di acqua e determinano scariche violente, tanto che si parla di vera e propria “tropicalizzazione”. I fenomeni assomigliano sempre di più alle tempeste che normalmente colpiscono le aree tropicali, tanto che si è addirittura parlato di “monsoni mediterranei”.
Un secondo fattore sono le modifiche dei vari corsi fluviali, in particolare verso fiumi importanti, con deviazione dei canali di irrigazione dei campi che con l’aumento delle piogge e dei temporali, l’acqua, non potendo sfruttare i suoi naturali canali di deflusso, si è accumulata fino a straripare.
Un terzo fattore è l’urbanizzazione massiccia legata a piani regolatori non oculati e all’abusivismo edilizio le costruzioni, i terreni e i corsi di acqua che non sono più in grado di contenere o far defluire l’acqua in eccesso. Ciò determina delle frane più frequenti, poiché il terriccio saturo e friabile perde la sua funzione di contenimento sui profili montani, e lo straripamento violento dei corsi d’acqua.
Secondo il Global Climate Risk Index del 2021, l’indice del rischio di crisi climatiche stilato ogni anno dalla no-profit tedesca Globalwatch, l’Italia è al trentacinquesimo posto mondiale in termini di probabilità di alluvioni devastanti.
Ma cosa accade durante un’alluvione che porta agli eventi più tragici?
Sebbene ogni singolo disastro ambientale presenti delle caratteristiche specifiche, si possono identificare dei fattori comuni:
Pioggia: le precipitazioni copiose e insistenti portano in poche ore all’innalzamento dei livelli dell’acqua per fiumi e torrenti;
Straripamento: i livelli dell’acqua salgono fino a superare gli argini di torrenti e fiumi, invadendo le aree circostanti;
Detriti: la potenza dell’acqua sposta grandi quantità di detriti, come terriccio e massi, che iniziano ad accumularsi lungo il letto dei fiumi;
Frane: il terreno ormai saturo di acqua, l’accumulo di detriti sui pendii di colline e montagne e l’energia liberata dalla pioggia determinano il distacco di grandi quantità di terreno fangoso. Queste si riversano violentemente a valle, trascinando nella loro caduta massi e alberi, che si riversano poi sulle abitazioni sottostanti.
Le conseguenze di questo processo sono drammatiche per l’uomo, i piani bassi delle abitazioni possono essere invasi da acqua e fango, le frane e i massi possono portare al crollo di interi palazzi, mentre l’acqua che si è riversata su strada devasta automobili, autobus, segnaletica stradale.
E’ un problema che ci spaventa, in quanto i climatologi, purtroppo, hanno confermato che piogge violente continueranno a verificarsi anche nei tempi a venire.
Ma l’uomo può evitare alluvioni oppure limitarle?
Emissioni di CO2: limitare le emissioni di CO2, rispettando ad esempio gli accordi di Parigi, entrato in vigore il 4 novembre 2016, con l’adempimento della condizione da parte di almeno 55 paesi che rappresentano almeno il 55% delle emissioni globali di gas a effetto serra. Tutti i paesi dell’Unione Europea hanno riconosciuto l’accordo, è il primo passo per ridurre l’aumento delle temperature e rendere meno insistenti tempeste e alluvioni;
Lotta al dissesto idrogeologico: molte alluvioni si sarebbero potute evitare con piani mirati di lotta al dissesto idrogeologico, ad esempio con azioni rivolte di rafforzamento degli argini dei fiumi nelle aree più a rischio, la pulizia dei letti da detriti e blocchi, la ricanalizzazione dell’acqua in compensazione a impianti idrogeologici e di irrigazione costruiti parecchi decenni fa;
Riforestazione: ripristinare i boschi al loro stato originale è la prima arma per ridurre il rischio di frane, poiché le loro radici hanno una vera e propria funzione strutturale di sostegno per i profili dei rilievi montuosi;
Contrasto dell’abusivismo edilizio: la costruzione di edifici in aree vietate può alterare irrimediabilmente i normali percorsi dell’acqua, così come gli sfoghi naturali di fiumi e torrenti.
Aggiungerei una maggiore sensibilità e monitoraggio da parte non solo degli amministratori ma anche dei cittadini, perché purtroppo spesso vengono autorizzati dei lavori di modifica dei territori vicino agli argini dei torrenti o fiumi senza avere la consapevolezza del luogo dove si va ad intervenire, modificando non solo l’aspetto naturalistico, abbattendo alberi secolari e vegetazione ripariale, ma andando a modificare l’habitat faunistico e ittiologico di quella specifica area che mai più sarà rispristinato, ecco l’importanza del cittadino come custode del proprio territorio pronto a denunciare, eventuali disastri ambientali “perenni”.

Maria Cristina Mosciatti

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