Una mattinata di riflessione sul rapporto tra scienza, informazione e nuove tecnologie organizzata dall’Ordine dei Giornalisti delle Marche e dall’Università di Camerino

Derrick De Kerckhove, sociologo e giornalista tra i maggiori studiosi delle culture digitali.
“Linguaggio, modelli cognitivi e costruzione della realtà”
Vorrei condividere con voi una riflessione su come sta cambiando il nostro modo di comprendere la realtà.
Per molto tempo nella cultura occidentale abbiamo pensato che la realtà fosse qualcosa di stabile, qualcosa che esiste indipendentemente da noi e che noi semplicemente osserviamo e descriviamo. Tuttavia oggi questa idea viene sempre più messa in discussione. Alcune riflessioni contemporanee – provenienti anche da ambiti scientifici come la fisica quantistica – ci invitano a pensare che la realtà non sia solo qualcosa che troviamo davanti a noi, ma anche qualcosa che costruiamo attraverso i nostri modelli di interpretazione.
Ma da dove nascono questi modelli?
Nascono molto presto. Già prima della nascita il bambino inizia a riconoscere schemi, suoni, ritmi. Poi, crescendo, attraverso il linguaggio e l’esperienza, costruisce strutture mentali che gli permettono di interpretare il mondo.
Con l’educazione questi modelli diventano sempre più complessi. Pensiamo, per esempio, a concetti come democrazia. A scuola impariamo cosa significa questa parola, ne studiamo la storia, le istituzioni, i principi. In questo modo la democrazia diventa non solo una parola, ma un modello interpretativo con cui leggiamo la realtà politica e sociale.
Il punto è che, una volta interiorizzati, questi modelli diventano quasi invisibili. Li utilizziamo continuamente ma raramente li mettiamo in discussione. E così finiscono per guidare il nostro modo di pensare, di giudicare e di interpretare ciò che accade intorno a noi.
Una delle grandi questioni del nostro tempo riguarda proprio questo: quanto siamo prigionieri dei modelli con cui abbiamo imparato a comprendere il mondo?
Alcuni studiosi sostengono che la realtà non sia qualcosa di continuo e immutabile, ma qualcosa che viene ricostruito continuamente attraverso le nostre interpretazioni.
Il presente, in questa prospettiva, non è soltanto un punto tra passato e futuro. È uno spazio in cui costantemente ricreiamo il significato delle cose sulla base delle strutture cognitive che abbiamo interiorizzato fin dall’infanzia.
Naturalmente questa idea può essere discussa. C’è chi continua a sostenere che la realtà sia stabile e indipendente da noi. Ma sempre più riflessioni indicano che ciò che percepiamo come realtà è sempre mediato dai nostri schemi cognitivi, dai nostri linguaggi e dai nostri modelli culturali.
Questo non significa che tutto sia relativo o che non esista una realtà. Significa piuttosto che il nostro rapporto con la realtà è sempre filtrato da strumenti interpretativi che abbiamo imparato nel corso della nostra vita.
Ecco perché diventa fondamentale prendere coscienza di questi modelli.
Comprendere come funzionano significa anche acquisire una maggiore libertà nel modo in cui pensiamo e interpretiamo il mondo.
Forse una delle sfide più importanti del nostro tempo è proprio questa: imparare a riconoscere i modelli con cui pensiamo, per poterli eventualmente rivedere, ampliare o trasformare.
Perché solo quando diventiamo consapevoli degli strumenti con cui interpretiamo la realtà possiamo davvero aprirci a nuove forme di conoscenza e di comprensione del mondo.

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