RISERVA NATURALE REGIONALE DEI MONTI SAN VICINO E CANFAITO: UN PATRIMONIO DA TUTELARE

La Riserva Naturale Regionale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito, è stata istituita  nel dicembre del 2009, grazie alla legge quadro del 1992, il suo nome  legato al monte San Vicino che dai suoi 1479 metri risulta essere la punta più visibile della catena Appenninica Marchigiana e comprende i Comuni di Matelica e San Severino, che hanno la parte più estesa, poi Gagliole ed Apiro. E’ un’area dove ancora, in parte l’aspetto antropologico non ha preso il sopravvento e, anche se purtroppo non tutti hanno senso civico, non tutti comprendono che per avere il diritto di godere di panorami e una natura preziosa bisogna rispettare le regole: tutela, conservazione, valorizzazione e promozione del patrimonio naturalistico e geologico.

L’obiettivo principale dell’area protetta è quello di tutelare la biodiversità favorendo forme di economia sostenibili e valorizzazione delle tradizioni locali, combattendo con mille difficoltà, ogni giorno con progetti e azioni. Vivere in un’area protetta è anche responsabilità per la conservazione, promozione e tutela, da parte di cittadini, tecnici e politici, dove a volte non vengono attivati opportuni controlli per mancanza di fondi e di personale forestale, purtroppo penalizzato anche dall’accorpamento del 19 agosto 2016 n. 177 che ha disposto l’unificazione del Corpo Forestale dello Stato con l’Arma dei Carabinieri. A volte non si ha la consapevolezza dell’applicazioni delle leggi: la Legge 394/91 (definita la classificazione delle aree naturali protette) le “Linee guida per la gestione dei siti Natura 2000” e i criteri per la definizione di misure di conservazione relative a ZPS (zone di protezione speciale) di cui alle direttive Habitat e Uccelli, dove, invece di tutelare e proteggere, si “autorizzano” attività invasive e impattatati che non devono interessare queste aree delicate e fragili, disturbando la fauna, come recentemente, l’autorizzazione, proprio dell’area del San Vicino e del Canfaito, ad un Raduno di auto 4X4 in notturna da parte di un’associazione locale, con tutti i rischi di pericolosità alla fauna locale con il conseguente inquinamento acustico e atmosferico. Non solo, purtroppo il nostro territorio nei giorni scorsi è stato protagonista di un incendio doloso che si è sviluppato e propagato nell’area del Mondubbio sopra la frazione di Vinano (Matelica), un’imponente pineta di rimboschimento ha preso fuoco per diversi ettari. A salvare il patrimonio boschivo è stato grazie alla pioggia del giorno prima e il tempestivo intervento dei vigili del fuoco che da terra e con l’elicottero dall’alto sono riusciti in breve tempo a domarlo. La speranza è che i responsabili vengano identificati, questa volta è stato scongiurato il disastro ambientale e molti non osano pensare a cosa sarebbe successo se le condizioni meteo sarebbero state favorevoli per il fuoco.  Riflettendo su questi due situazioni che si sono verificate nell’arco di una settimana in un’area protetta e in una zona di protezione speciale ci viene da chiedere, a chi di competenza, una  maggiore attenzione e responsabilità nel rispettare e aumentare i controlli, in particolare nei mesi estivi con il caldo anomalo e quanto possibile migliorare le condizioni di questi territori, equilibri ecologici che rappresentano l’unica eredità insostituibile che possiamo lasciare ai nostri figli, ma in particolare non autorizzando manifestazioni o attività che possono, anche se di breve durata, nuocere alla “nostra” riserva naturale ricca di biodiversità.

Maria Cristina Mosciatti

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